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A cosa servono i Duo · Sezione I

La Mano Guidoniana

manuale interattivo della solmisazione rinascimentale-barocca

Concetti fondamentali

La mano guidoniana

La mano guidoniana è un espediente didattico-teorico escogitato dalla mente geniale di Guido d'Arezzo per avviare giovani cantori a decifrare e memorizzare il vasto repertorio liturgico che un chierico doveva conoscere. Questo strumento semplice e a disposizione di tutti incarna in sé diversi aspetti di teoria e prassi, risolvendo in modo elegante ed essenziale problemi fondamentali dell'apprendimento musicale.

Nelle pagine che seguono esploreremo i pilastri concettuali del sistema ideato da Guido, che comprende il concetto di esacordo, lo sviluppo del gamut — ovvero del materiale musicale d'uso, articolato nelle sue venti claves — e la pratica delle mutazioni che consente di percorrere l'intera estensione della voce passando da un esacordo all'altro.

Una riflessione più ampia sulla fisicità della mano — la sua natura cinestetica, la divisione del lavoro fra destra e sinistra nella pratica del cantore, la sua eredità nella pedagogia novecentesca da Dalcroze a Goitre — sarà proposta in un articolo di accompagnamento.

Il sistema degli esacordi

Che cos'è un esacordo

Un esacordo è una sequenza di sei suoni consecutivi con una struttura intervallare simmetrica: tono – tono – semitono – tono – tono. Al centro si trova sempre il semitono, che corrisponde costantemente alle sillabe mi – fa; ai lati, due toni interi per parte, secondo la sequenza fissa Ut Re Mi Fa Sol La. Le sillabe sono tradizionalmente derivate dal celebre inno Ut queant laxis di Paolo Diacono, riadattato da Guido d'Arezzo nell'XI secolo perché ogni emistichio cominciasse un grado più in alto del precedente.

Questa posizione fissa del semitono fra mi e fa non è una convenzione arbitraria: è il principio strutturale che orienta il cantore nello spazio sonoro. Riconoscere dove "cade" il semitono significa riconoscere la propria posizione nella scala, e quindi sapere dove ci si trova nel sistema.

Ascoltare l'inno: Ut queant laxis

L'inno di san Giovanni Battista, attribuito a Paolo Diacono (VIII sec.), è la fonte storica delle sei sillabe della solmisazione. Ogni emistichio comincia un grado più in alto del precedente: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La. Clicca una nota dello spartito per sentirla e vedere la falange corrispondente sulla mano; clicca una falange della mano per evidenziare tutte le sue occorrenze nella melodia.

Perché tre esacordi e non uno solo

La scala diatonica medievale — che nel repertorio gregoriano ammette come unica alterazione il Si bemolle — consente solo tre modi di costruire questa sequenza simmetrica. Soltanto in tre punti, infatti, è possibile sistemare sei suoni consecutivi in modo che il semitono naturale del sistema coincida con la posizione centrale mi – fa:

Esacordo duro (hexachordum durum): inizia su Γ, G, g. Contiene il Si naturale (chiamato b durum per la forma squadrata del segno, da cui poi il bequadro ♮). Vi cade mi.

Esacordo naturale (hexachordum naturale): inizia su C, c. Non contiene il Si, e dunque si dice "naturale" o "puro" perché privo di qualunque alterazione.

Esacordo molle (hexachordum molle): inizia su F, f. Contiene il Si bemolle (chiamato b molle per la forma rotonda del segno, da cui il bemolle ♭). Vi cade fa.

I tre tipi corrispondono dunque ai tre comportamenti possibili rispetto al Si: contenerlo come naturale (duro), non contenerlo affatto (naturale), o contenerlo come bemolle (molle). Da queste tre soluzioni — e solo da queste — si genera tutto il sistema della solmisazione.

La sovrapposizione e il gamut

Il gamut — termine derivato dal nome "Gamma" della prima nota — è l'ambito completo del sistema, da Γ ut (il Sol grave) a E la (il Mi acuto). Le sue venti posizioni sono dette dai trattatisti claves (letteralmente "chiavi"): ciascuna è un luogo del sistema, identificato dalla lettera e da tutte le sillabe esacordali che vi confluiscono.

Il gamut è coperto da sette esacordi sovrapposti, costruiti sui punti tradizionali Γ, C, F, G, c, f e g, e appartenenti alle tre proprietà: duro, naturale e molle.

Ogni clavis del gamut può quindi appartenere a più esacordi e ricevere più nomi (voces). La nota G, per esempio, è ut nel duro che parte da Γ, re nel molle che parte da F, e sol nel naturale che parte da C — da cui il nome composto G sol re ut, che la indica come clavis a tre voces.

Le mutazioni

Quando una melodia eccede l'estensione di sei note di un esacordo, il cantore deve cambiare esacordo: questo passaggio si chiama mutazione. Si effettua su una delle note di sovrapposizione, sostituendo la sillaba dell'esacordo che si sta lasciando con quella dell'esacordo nuovo. Le claves a tre voces (i "nomi composti" come G sol re ut o A la mi re) sono i punti naturali della mutazione, perché vi convergono tre esacordi diversi. Vedremo nella Lezione II le regole pratiche del procedimento, e nella Lezione III un primo esempio applicato.

Schema del Gamut

le venti posizioni con i sette esacordi sovrapposti
Clicca una nota del pentagramma per sentirla suonare e vedere la falange corrispondente sulla mano.

Le venti posizioni sulla mano

dal pollice al medio, secondo il percorso del gamut
1Γ ut2Aremi3C faut4Dsolre56Elami7ffutgsol reut8ala mire910csolfaut11121314151617181920deeffggaafaccddElasolrelamifautsolreutlamiresolfalasollafamimi
Clicca una falange per sentire la nota e vedere la sillaba pertinente sullo schema.
Passa il mouse o clicca su una nota / falange per vedere qui le informazioni
Isola un esacordo per visualizzare le sue sillabe
Esacordo duro
G — A — ♮ — C — D — E (contiene il Si naturale, "b durum")
Comincia su Γ, G e g. È l'esacordo del Si bequadro.
Esacordo naturale
C — D — E — F — G — A (non contiene il Si)
Comincia su C e c. È l'esacordo "puro", senza alterazioni.
Esacordo molle
F — G — A — ♭ — C — D (contiene il Si bemolle, "b molle")
Comincia su F e f. È l'esacordo del Si bemolle.